Ho deciso di parlarvi del libro “I giorni dell’abbandono”, il secondo romanzo di Elena Ferrante, perché penso che sia uno di quei libri di cui abbiamo bisogno in questo momento, in cui tutti ci sentiamo un po’ abbandonati. Una storia di speranza, rinascita e grande forza di volontà.

I giorni dell’abbandono: dal libro al film

 

Come sempre vi faccio una breve panoramica prima di entrare nel cuore del libro: I giorni dell’abbandono, viene pubblicato dalle Edizioni e/o nel 2002 ed è finalista al premio Viareggio. 

Come per L’amore molesto e la quadrilogia de L’Amica Geniale, anche su questo libro viene realizzato un film, ma questa volta il regista è Roberto Faenza. Il film è uscito nelle sale nel 2005 e ha ottenuto due candidature al David di Donatello.

La protagonista è l’attrice Margherita Buy, che porta in scena tutte le reazioni di una donna che si trova a fronteggiare un evento traumatico come l’abbandono improvviso.

 

I giorni dell’abbandono: trama e interpretazione (no spoiler)

 

Il romanzo si apre con una crisi di coppia: Olga, donna napoletana di 35 anni, viene improvvisamente lasciata dal marito, Mario, con il quale conviveva da quindici anni a Torino. La protagonista si ritrova così a casa da sola con i due figli, Gianni e Ilaria, rispettivamente di dieci e sette anni, e il cane lupo Otto.

La prima reazione di Olga all’abbandono consiste nell’incredulità: è convinta che il marito tornerà, come ha fatto altre volte in seguito a questi momenti di crisi dovuti, a detta di lui, ad un “vuoto di senso”.

… Non è forse quello che inizialmente abbiamo provato tutti quando è esplosa l’emergenza Coronavirus?

Ma la causa della rottura, per Olga, si rivela essere la relazione con un’altra donna, molto più giovane di lei, con la quale Mario decide di andare a convivere.

Dopo questa scoperta Olga si lascia pervadere dalla rabbia, che la porta a picchiare entrambi gli amanti con violenza e a perdere definitivamente se stessa.

Ma a volte è necessario sentirci persi per ritrovarci davvero.

Nella vita coniugale, infatti, Olga era una donna equilibrata, che moderava ogni sua azione, ma dopo l’abbandono del marito perde il controllo: trascura il suo corpo, si dimentica dei figli, dorme continuamente, non si cura della casa, litiga con tutti, adotta un linguaggio volgare e offensivo, si isola dal mondo e non fa che pensare a Mario e alla sua donna.

Olga vive una crisi profonda dovuta al fatto che il suo corpo di madre viene ripudiato e sostituito dal corpo giovane di una ragazza, che potrebbe essere sua figlia, così comincia a vedere il sesso come qualcosa di volgare e osceno.

La domanda che ci portiamo dentro fino alla fine del libro è: riuscirà Olga a riscaldare nuovamente il suo cuore e a ritrovare se stessa?

Il bisogno di vivere


Elena Ferrante ci racconta, passo dopo passo, il lungo percorso interiore della protagonista, cha ha come fine ultimo quello di superare la paranoia di diventare come “la poverella”: una signora napoletana che emerge dalla sua infanzia e che rappresenta per lei la sconfitta davanti all’abbandono. La donna, infatti, si era suicidata dopo il tradimento del marito.

Al contrario Olga ci insegna come emergere dal dolore e ritrovare noi stesse grazie alla sua determinazione di donna moderna e alla “sorveglianza maschile” che esercita su di sé. Quest’ultima consiste nel

"restare vigile, cioè, recuperare il desiderio di veglia, mobilitare a questo fine la piccola Ilaria, affidarle lo sfogliacarte, raccomandarle: se mi vedi distratta, se vedi che non ti sento, se non ti rispondo, pungimi; come a dire: fammi male, usa i tuoi cattivi sentimenti, ma ricordami il bisogno di vivere."

ELENA FERRANTE - I GIORNI DELL'ABBANDONO

Olga: una donna e un’eroina dei nostri tempi


La stessa Elena Ferrante mette in luce la differenza tra il personaggio di Olga e personaggi della tradizione letteraria quali Didone e Medea, Madame Bovary e Anna Karenina, che rappresentano quelle donne del passato che si sono arrese al dolore, come la “poverella” napoletana.

“Olga invece è una donna colta d’oggi, influenzata dalla battaglia contro il patriarcato. Sa cosa può accaderle e cerca di non farsi distruggere dall’abbandono. La sua è la storia di come resiste, di come tocca il fondo e risale, di come l’abbandono la cambia senza annientarla”.

Elena Ferrante - La Frantumaglia

Olga diventa un prototipo di eroina dei nostri tempi: una donna forte che vuole lottare per ritrovare l’entusiasmo di vivere, dopo aver assistito al crollo di tutte le sue certezze.

Una donna che, con fatica e coraggio, ricostruisce se stessa dalla polvere delle macerie.

Una donna che riesce a trasformare la delusione in speranza e la speranza in rinascita. 

"La vita è leggera, non bisogna permettere a nessuno di renderla grave."

ELENA FERRANTE - I GIORNI DELL'ABBANDONO

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