Ricominciare a vivere

 

Ore 17.00 del 15.08.2014

 

Che fatica trasportare sacchi di sabbia, sulla sabbia: penso di non avere mai sudato né puzzato così tanto in vita mia, ma che soddisfazione!

Contribuire a costruire una cappella, che diventerà poi un luogo di ritrovo, e un pozzo da cui attingere acqua, mi riempie di gioia.

Siamo venuti fin qui con il desiderio di aiutare in prima persona questi villaggi, che si ritrovano a dover fare i conti con un territorio ostile ai cambiamenti, sperando di portare anche un messaggio di speranza concreta ai loro occhi che, spesso, ci sono sembrati tristemente rassegnati alla realtà in cui vivono.

Ore 19.35

Sono appena stata un’ora intera a confessarmi da Padre Mariano. In realtà è stata una confessione a me stessa, prima ancora che a lui.

Finalmente sono riuscita a dire ad alta voce il vero motivo che mi ha portata a intraprendere questo viaggio: ricominciare a vivere. E ora sono in camera a singhiozzare.

Padre Mariano ha saputo trovare quelle parole che aspettavo da così tanto tempo: mi ha detto che replicare al male con la rabbia non serve a nulla, ma che bisogna trovare la forza, per quanto dura sia, di replicare al male con il bene. E ha aggiunto:

Il bene delle persone che non ci sono più non può essere dimenticato se le facciamo rivivere attraverso di noi.

 

Ma questo non può accadere se nel tuo cuore lasci posto solo alla rabbia per ciò che è accaduto. La vita è troppo breve per essere sprecata nella solitudine a cui ti condanni se ti allontani dagli altri per non soffrire più.”

E vedendo che mi scendeva una lacrima, mi ha rassicurata: 

“Anche io ho provato cosa significa perdere qualcuno e mi ci è voluto tanto tempo per accettarlo, ma alla fine ho deciso che non volevo vivere il resto della vita nella rabbia e nel dolore…” – si interrompe un attimo e poi riprende:

 “…e ho scoperto che nel donare agli altri un sorriso facevo rivivere dentro di me anche chi avevo perso.”

Ha trovato lì la sua risposta: dentro di sé e allo stesso tempo negli altri. E ad un tratto ho capito, tutto mi era finalmente chiaro.

Era come ogni volta che giocavo con la piccola Serena o ascoltavo Daniele parlare per ore delle sue preoccupazioni legate al lavoro. In quel modo, ogni volta, facevo rivivere suo padre, facendo con amore qualcosa che avrebbe fatto anche lui. 

Padre Mariano aveva ragione: lui resterà sempre vivo dentro di noi e questa è una cosa che la morte non potrà mai portarci via, ma ora è arrivato il momento di ricominciare a vivere la nostra vita e dobbiamo farlo anche per lui.

 

Una giornata tra i bonobi

 

Ore 18.01 del 16.08.2014

 

È già da due giorni che è finita l’acqua calda e ci laviamo tirandoci secchiate a vicenda. Se mi vedessero a casa non ci crederebbero. 

A volte non ci credo nemmeno io di stare facendo un’esperienza del genere: le nostre comodità ormai ci sembrano un sogno!

Oggi ci siamo svegliate con la prima pioggia, oltre che con il solito, e puntualissimo, “Buon Giornoooo!” di Mariano. 

Eravamo tutti di ottimo umore perché ci avrebbero portati in gita al parco naturale Lola Ya Bonobo!

Tra andata e ritorno ci abbiamo messo circa tre ore (e che caldo nella jeep!), ma ne è valsa decisamente la pena. 

I bonobi sono le scimmie che più di tutte assomigliano all’uomo e si possono vedere solo nelle foreste della Repubblica Democratica del Congo. 

La guida ci ha spiegato che queste scimmie sono famose tra i ricercatori per il loro modo di fare sesso che, a differenza di tutte le altre specie, non viene fatto solo per riprodursi, ma per provare piacere, proprio come l’uomo. 

Li abbiamo visti anche in un rapido (molto rapido) accoppiamento… e le risate non si sono di certo risparmiate!

Inoltre i bonobi sono gli unici, tra le grandi scimmie, a vivere in una società matriarcale: le femmine, infatti, dominano sui maschi e si accoppiano per piacere con molti maschi diversi, ma alla fine fanno cuccioli sono con i loro preferiti.

Per aumentare le probabilità di riuscire a fecondare una femmina, i maschi di bonobo trascorrono quindi molto tempo insieme a lei e se ne prendono cura, pulendola…

Più tardi, dalla rete che ci separava, un bonobo mi ha stretto la mano e sono rimasta senza parole quando il mio sguardo ha incontrato il suo: aveva i tratti davvero umanizzati e sembrava volermi parlare!

L’habitat in cui ci siamo trovati era molto suggestivo: una vera foresta congolese, con alberi altissimi, che ci facevano venire il torcicollo a guardarli. Che spettacolo incredibile!

 

La pace africana

 

Ore 21.00

 

Siamo a letto a scrivere e leggere alla luce delle torce: fuori, come sempre, si sentono in lontananza rumori di bonghi e canti nella notte.

Mi mancherà questa atmosfera quando tornerò a casa e mi dispiacerà non scrivere più alla luce della torcia. Non credevo l’avrei mai detto.

È incredibile come si vive qui: i tempi sono completamente rallentati e dentro di me, finalmente, regna la pace. 

L’Africa è davvero un altro mondo, non il terzo mondo, come la giudica qualcuno, ma un mondo completamente a sé.

Da questa esperienza sto imparando la semplicità, la fatica, la gioia immensa di rendere felici gli altri, l’adattamento, il rispetto e la comprensione verso chi è diverso da me.

Ho nostalgia di casa, certo, ma sento che nonostante la stanchezza (e la voglia di un bagno caldo e vestiti puliti), non è ancora arrivato il momento di tornare per me. L’Africa ha ancora molto da insegnarmi…

Il mal d’Africa… in Africa

 

 

Ore 18.14 del 17.08.2014

 

Anche oggi è stata una bella giornata. Siamo andati alla messa della CEVB 5, che si è svolta sotto un tendone perché la loro cappella sarà quella che contribuiremo a costruire e verrà chiamata San Giorgio.  

La gente era carichissima, tra canti e balli, non mi sono mai divertita tanto ad una messa! 

Per non parlare di Mariano che, in assenza di altro, ha benedetto tutti con lo scopino del wc… Quando tornerò a casa le nostre messe mi sembreranno molto noiose a confronto di queste in Africa!

Nel pomeriggio Alexis, un ragazzo con cui abbiamo legato più di altri per la sua gentilezza, ci ha portati su una collina da cui si vedeva tutta Kinshasa dall’alto. 

Siamo anche riusciti a filmare i bambini che dicevano “Ciao Parro!” e non vedo l’ora di vedere la sua faccia quando guarderà il video!

Proprio adesso ho realizzato che a quest’ora, la prossima settimana starò tornando a casa. Mi si attorciglia lo stomaco a pensarci: sarà un’emozione indescrivibile, ma so già che l’Africa mi mancherà immensamente.

 

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