Donne di ieri e donne di oggi: intervista doppia

Cari uomini, i tempi sono cambiati!

Cucinare, lavare, stirare, pulire: tutti verbi che fino a non troppi anni fa erano coniugati solo all’imperativo…femminile!

Ma le cose stanno cambiando eccome e per provarvelo ho intervistato due persone autorevoli del settore: mia nonna e la mia prima amica diventata mamma, Tania.

Pronti a fare un viaggio tra passato e presente? Partiamo!

Come è cambiato il modo di essere donna nel tempo?

 

Donne emancipate, donne all’antica, donne in carriera, donne di famiglia.

La figura femminile è composta sempre più di mille sfumature e racchiude al suo interno elementi di tradizione e di innovazione.

In un unico giorno, ma in momenti differenti, ho intervistato nonna Rina e Tania, che si sono rivelate proprio così: parte di una stessa giornata, ma una il giorno e l’altra la notte.

Inizio da mia nonna, una signora sorridente, dai capelli di un castano tinto e una parlantina vivace che mi mette sempre la curiosità di ascoltare i suoi racconti.

Le rughe sul suo viso rivelano un’ottantina di anni pieni di ricordi, belli e brutti, che comincio subito a far tornare a galla.

La nonna Rina ci racconta che…

 

Nonna, com’era la tua vita da ragazza? Dove vivevi e con chi?

“Vivevo in campagna! Eravamo in 5 fratelli nella stessa casa…con le mogli e i figli! Le case erano grandi..quando andavamo a mangiare eravamo in 23!

Mia madre, poveretta, è andata fuori casa a vivere da sola con papà a 54 anni e solo perché si era ammalata! Prima viveva insieme a tutti gli altri e ne ha passate di tutti i colori…si facevano certe litigate! Ma lei era tanto buona…sopportava tutto!”

E durante i pasti c’erano delle regole?

“A tal deg! (certo, ndr) A noi che eravamo bimbi dicevano: «A voi che non lavorate, metà uovo!». Lallo, mio marito, ha cominciato a mangiarlo intero quando ha iniziato a lavorare nei campi.”

La donna aveva un uovo intero o metà uovo?

“La donna metà uovo! C’era il capotavola che comandava e decideva come andava diviso il cibo. Le donne e i bambini erano seduti in un punto della cucina da soli, separati dagli uomini.

La mamma, che era la moglie del capofamiglia, faceva da mangiare per tutti ed era sempre in piedi a servire gli altri. Noi bimbe dovevamo aiutarla, ovviamente.”

Per quanto riguarda invece la scelta del partner? C’erano restrizioni?

“No, noi eravamo già più avanti! Io e Lallo ci siamo conosciuti ad una festa del paese, di quelle a cui non si poteva mancare! Poi a tornare a casa io ero a piedi e lui aveva la bicicletta, mi ha caricata e da allora siamo sempre stati insieme.”

E più avanti ha chiesto la tua mano? Era importante sposarsi?

“Prima doveva parlare con mio padre! Se eri incinta non potevi non sposarti! Io sono rimasta incinta prima di essere sposata e hanno preparato subito le nozze.”

Ma se non ti fossi sposata cosa sarebbe successo?

“Eh! Sarei stata giudicata male da tutti! Quando sono rimasta incinta pensavo: «E adesso come faccio a dirlo a mio padre?» e poi gliel’ha detto Lallo. Io non c’entravo…”

E il nonno non aveva paura?

“Si, ma del prete! Diceva sempre: «Adesso quando lo impara non ci sposa mica! Sei così giovane..non è l’età da marito!». E aveva ragione. Ci si sposava a 24 o 25 anni e io ne avevo 17!”

Il prete cos’ha detto quando ha saputo che eri già incinta?

“Durante la confessione, in segreto, mi ha detto: «Hai fatto bene, Rina! Così avrai tanti figli!». E ci ha sposati, ma ci sono stati quelli a cui non ha mica detto di sì.”

Era importante per una donna avere tanti figli?

 “Eh certo! La vita era fatta di lavoro in campagna, ma cosa prendi in campagna? Un bel niente! I figli almeno erano un aiuto in più. Noi eravamo 4 sorelle e un fratello, poi io ho avuto 3 figli: due maschi e una femmina.”

E cosa dici a noi nipoti se decidiamo di non sposarci?

“Se siete contente così per me va bene, però…se vi sposate è meglio!”

Tu hai vissuto in un’epoca di grandi conquiste per le donne, cosa ricordi in particolare?

“Quando mi hanno detto che potevo andare a votare! Ero di una contentezza! Per me quello lì è stato molto perché significava essere riconosciuta come persona all’interno della società.”

C’era comunque ancora molta differenza tra uomo e donna?

“Ohi! Soprattutto in campagna! Tutti avevano il pallino del maschio. Mia mamma ha avuto anche diversi aborti, ma finché non nasceva un maschio si continuava a provare.”

La donna era più sottomessa all’uomo rispetto ad oggi?

“Ah te lo dico! Ora le donne comandano, ma ai miei tempi dovevi dare retta! Non potevi mica fare quello che volevi te! Adesso è diverso il mondo. Una volta ti dovevi trattenere! Poi io sono stata fortunata…ho un marito buono e ci amiamo per davvero. C’erano uomini che andavano a donne e la moglie doveva fare finta di non saperlo! Non c’era mica il divorzio…e guai la donna a tradire il marito!

Lo zio Amedeo era talmente geloso della moglie che via, botte! Solo perché era molto bella e gli uomini la guardavano. Adesso invece anche le donne tradiscono…”

Ma a te andava bene dipendere da Lallo?

“Sì perché sono sempre stata abituata ad essere guidata da lui. Dove andavo io ci doveva essere sempre anche Lallo se no mi sentivo persa. Forse perché ero molto giovane…ho iniziato anche ad andare a ballare con lui! La donna non poteva mica andare a ballare da sola, non so perché…”

E il tuo matrimonio com’è stato?

“Molto bello! Quando ti sposavi c’era la cerimonia in Chiesa, poi si faceva un pranzo dalla famiglia della moglie e una cena da quello dell’uomo…non si finiva più di mangiare!”

Tua madre era felice per te?

“Povera mamma… ˗ si interrompe e le salgono le lacrime agli occhi, capisco che per lei è un argomento difficile ancora oggi: le porgo un fazzoletto e aspetto che riprenda il controllo necessario per continuare nel suo racconto ˗ …lei non riusciva a guardarmi perché se no piangeva e faceva piangere anche me!”

E perché piangeva?

“Perché ne aveva viste tante e aveva paura per me. Non era facile essere donna a quei tempi e io ero ancora così piccola! Diceva: «E ora come farà questa cinna (ragazza, ndr) da sola?». Però poi è stata contenta perché le piaceva Lallo, sapeva che lavoravo e che ero felice.”

Tu lavoravi nei campi ed eri quindi molto legata a tuo marito anche in questo ambito della tua vita, ma poi le donne hanno iniziato ad essere sempre più indipendenti, giusto?

“Sì, delle mie amiche hanno iniziato a lavorare in fabbrica. All’inizio però i mariti non volevano: c’era della gelosia perché così non potevano più controllarle in ogni momento della giornata.

Gli uomini dicevano sempre: «Ad andare a lavorare in fabbrica diventano tutte puttane!». La moglie doveva dipendere dal marito anche nel lavoro, poi è arrivata la macchina ed ha aiutato le donne ad andare a lavorare fuori casa e lontano dai campi…ora le mogli fanno mestieri diversi dai mariti e prendono anche di più di loro a volte!”

Hai mai protestato per qualcosa?

“Io no, ma c’era aria di ribellione. Erano soprattutto le donne di città a scendere in piazza per far valere i propri diritti: io non entravo nemmeno nei bar a chiedere un caffè senza Lallo, mi sembrava brutto per una donna, e le mie amiche di città mi prendevano in giro per questo, ma io ancora adesso non ci entro senza di lui!”   

 

Mia nonna sorride compiaciuta alla fine dell’intervista e proprio in quel momento entra il nonno Lallo che mi saluta e le dà un bacio: «Ho sentito cos’hai detto, per me puoi andare a prendere il caffè da sola eh, ma se ci andiamo insieme son più contento».

E capisco che forse quei due sono proprio una meravigliosa eccezione d’altri tempi.

E Tania ci riporta al presente…

 

Sono le cinque di pomeriggio, salgo in macchina e mi dirigo verso un’altra donna con un’altra storia: in un piccolo appartamento di San Venanzio di Galliera, in provincia di Bologna, mi accoglie la mia amica Tania, una ragazza dai capelli biondi e la faccia sveglia.

Ma non è sola, con lei infatti c’è Gioia: una bambina piccola, ma molto vivace.

Tra cambi di pannolini e giochi sul tappeto, inizia così la nostra chiacchierata.

Tania, tu cosa ne pensi del matrimonio?

“Penso che sia molto cambiato: una volta, in teoria, ci si doveva arrivare vergini.

Oggi è diverso, anche se ci sono sempre le eccezioni: io ad esempio ho un’amica che si è sposata al sud e non ha potuto mettere l’abito bianco, come aveva sempre sognato, perché era incinta e il bianco è simbolo di purezza.

In linea di massimo però adesso ci si può sposare anche dopo aver avuto dei figli senza che nessuno si scandalizzi, io ne sono la prova vivente.”

La convivenza è importante?

“Io ho sempre detto che per l’uomo cambia solo il letto, mentre per la donna cambia tutto perché spesso cucina, pulisce e sta dietro ai figli.

Quindi sì, prima di sposarsi o avere figli di solito si preferisce testare il terreno! Spesso sento dire: «Un figlio rafforza la coppia», ma per me è sbagliato. Se la coppia non è abbastanza forte di per sé un figlio può distruggerla: aumentano i problemi e le decisioni da prendere, quindi bisogna venirsi incontro e trovare un accordo in molte cose.”

Almeno adesso c’è il divorzio, no?

“Sì, ma il divorzio è diventata una pericolosa opzione: ora ci si sposa pensando che al massimo se dovesse andare male ci si separerà, ma non dovrebbe essere così. Se uno decide di sposarsi dovrebbe crederci davvero. C’è meno sopportazione di un tempo: ci vorrebbe la pazienza dei nostri nonni. Una mia amica si è sposata l’anno scorso, ha avuto un bimbo ed è già divorziata.”

Tu sei sposata?

“No, per me il matrimonio è solo una firma in più. Io mi sento come se fossi sposata: abito con il mio compagno da tempo e ho una figlia. Più avanti mi sposerò per trasmettere a lei certi diritti.”

Per la donna quindi il matrimonio non è più importante come un tempo?

“La donna sogna ancora l’abito bianco, ma non è più il suo unico grande obiettivo nella vita, secondo me. I tempi sono cambiati: anche i miei genitori non hanno detto nulla di questa nostra decisione di sposarci più avanti.”

Non vi siete ancora sposati anche per una questione economica?

“Certo. La crisi economica che c’è ora in Italia e la disoccupazione non aiutano i giovani che vogliono sposarsi: prima bisogna pensare ad arrivare a fine mese.

Noi fortunatamente lavoriamo tutti e due, ma non ci sentivamo comunque di spendere soldi in un matrimonio perché ora abbiamo come priorità la bambina e la casa. Quando arriveremo ad una certa stabilità ci sposeremo e il mio sogno sarebbe che nostra figlia, Gioia, ci portasse le fedi.”

E il rapporto con il tuo compagno com’è?

“Io sono dell’idea che siamo in due e siamo uguali: Giovanni lavora tutto il giorno come giardiniere e io faccio la barista.

Come sono mamma io, allo stesso modo è papà lui, quindi deve contribuire a dare una mano in casa: capitano giorni in cui cucina perché io rientro tardi e gli ho anche insegnato a fare la lavatrice e a cambiare i pannolini!”

Allora è vero: non ci sono più le donne di una volta?

“Se per donna di una volta si intende una schiava domestica allora no, o almeno non a casa mia. Per me è giusto e normale che in una famiglia ci si aiuti a vicenda: se non c’è collaborazione con la vita frenetica che si conduce adesso, come si fa?

La donna non può essere a lavoro tutto il giorno e fare tutto lei in casa! Io non sono la schiava di nessuno e non vado a vivere con un uomo per fargli da mamma. Se vuole la mamma che gli fa tutto se ne può tornare a casa sua…”

La donna è diventata molto più autoritaria e sicura di sé…

“Sì, la donna moderna ha un carattere forte, lavora, va in palestra, fa carriera ed è moglie e madre. Oggi come oggi poi non ci si potrebbe nemmeno più permettere di fare le casalinghe e probabilmente non lo si vorrebbe nemmeno più. Prima la donna era un po’ il braccio dell’uomo e viveva per la famiglia, adesso invece ha una sua identità.”

Quindi uomo e donna sono ad un 50 e 50?

“Se non un 60 e 40…per la donna ovviamente! Si sono creati nuovi equilibri e lei si è ripresa tutto quello che le è mancato prima, con gli interessi. Un tempo le donne non parlavano mai, non c’era dialogo con gli uomini, ora invece è difficile farle stare zitte! E ci sono addirittura uomini che sono i “tappetini” delle donne! Nel lavoro così come con il partner la donna è diventata più esigente e intraprendente.”

A che età hanno un figlio le donne al giorno d’oggi?

“Adesso le donne pensano ad avere figli quando hanno almeno 30 anni! Mi sembra che si pensi prima a divertirsi, poi alla propria formazione, all’università e al lavoro e, solo alla fine, a crearsi una famiglia.

La donna non aspira più in primis a diventare una moglie o una madre di tanti figli, ma a realizzarsi come persona: molte ragazze finiscono tardi l’università e non sono indipendenti. La propria identità non coincide più solo con l’essere moglie o madre, ma anche con il lavoro che si arriva a svolgere nella società. La famiglia è l’ultima delle mete da raggiungere.”

Tu sei quindi un’eccezione?

“Assolutamente sì. Io ho avuto Gioia a 26 anni, ma è stata una scelta mia: volevo essere una mamma giovane e vivermi il più possibile mia figlia. Sicuramente però ne ho avuto anche la possibilità perché lavoravo già da anni.

Prima di avere un figlio devi avere una stabilità economica e affettiva: deve essere un piacere e capisco chi aspetta a farlo.”

Vedendo le giovani donne di oggi e avendo tu una figlia femmina, quali sono le tue paure più grandi?

“Mi fa paura la troppa libertà. Mi spiego: la libertà per la donna è stata una lunga conquista ed è importante, ma lo è anche come la si utilizza. Vedo ragazze sempre più emancipate, bambine che crescono troppo in fretta e giocano a fare le adulte prima del tempo. Questo mi fa paura. Ma la paura non deve impedirci di metterci in gioco, no?”

A guardarla direi proprio di no…

Un post condiviso da M a r t i n a 🎈 M o n t i (@_martimonti_) in data:

Donne, dududu…

 

Finisce così la nostra intervista perché Tania deve correre a fare la spesa, oggi tocca a lei cucinare. La ringrazio per la sua disponibilità e saluto la piccola Gioia.

È scesa la sera e mi avvio verso casa cantando “donne dududu, in cerca di guai…” e  ripensando ai due incontri di quel giorno: due storie così diverse che vivono sotto lo stesso cielo e che si rispettano a vicenda.

Ho incontrato il passato e il presente in una sola giornata: due mondi opposti, necessari l’uno per la sopravvivenza dell’altro, che in modo diverso ti fanno sentire orgogliosa di essere donna.

 

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