C’era una volta… il mio eroe

C’era una volta Roger.

Roger non era un amico “particolare”, come lo chiamava mamma, e nemmeno il mio “amico scemo”, come lo soprannominava Buddy, il bullo della scuola.

Roger, per me, si distingueva dagli altri per un’unica grande ragione: era il mio migliore amico.

Avevo sette anni quando lo incontrai per la prima volta, la neve impigliata tra i capelli e uno sguardo più terrorizzato che infreddolito.

Non capivo perché mamma se ne fosse andata in quel modo, come se niente fosse, con un raggiante sorriso sul volto, lasciandomi con un’anziana signora che, ne ero certo, presto ci avrebbe tramutati tutti in ranocchi salterini.

Rimasi a fissare fuori dalla finestra stropicciandomi gli occhi gonfi e brucianti…possibile che se la fosse presa tanto per quel drago che avevo disegnato sul muro?

No, pensai, deve aver trovato anche i pezzetti del suo adorato vaso cinese sotto il cuscino del mio letto, altrimenti proprio non si spiegava perché mi avesse abbandonato!

Fortunatamente Crox, il mio affezionato peluche-coccodrillo non mi aveva tradito.

I bambini intorno a me urlavano e piangevano, evidentemente anche loro avevano capito l’inganno.

La strega era chiaramente travestita da donna gentile con i capelli color biondo tinto e l’aula era piena di giochi, e questa era sicuramente una trappola.

Storie di draghi

 

Fu allora che lo vidi.

Era seduto con le gambe incrociate “a farfallina” in un angolo della grande stanza, aveva in mano uno dei migliori esemplari di drago verde che avessi mai visto, e io me ne intendevo.

Mi avvicinai cercando di non farmi notare dalla strega e mi sedetti vicino a lui:

<<Ciao, mi chiamo Matteo e tu?>>.

Si voltò verso di me e spalancò gli occhi stupito. Aveva un viso irregolare, schiacciato, quasi deformato.

Ovviamente capii subito: era opera della strega.

Cercava di isolarlo dagli altri bambini, forse perché avevo scoperto tutto e voleva raccontarlo.

Era un eroe, ne fui certo appena mi guardò: non c’era paura nei suoi occhi.

E subito mi resi conto che anche io non avevo motivo di averne.

<<R-r-roger-r>> balbettò.

La strega era stata proprio crudele! Eppure quel bambino, che avrebbe avuto mille ragioni in più degli altri per piangere, giocava tranquillo e sorridente.

Non c’erano dubbi, era un grande combattente e io ero onorato di poter sedere vicino a lui.

<<Anche io sono coraggioso sai? Non proprio come te, però un giorno ho preso i pennelli e ho disegnato un drago sputa fuoco sul muro di camera mia!>> dissi orgoglioso, nonostante i miei occhi rossi la dicessero lunga sul mio coraggio.

Lui, in tutta risposta, prese il suo maestoso drago e me lo porse. Non potevo crederci, pensavo ci sarebbero voluti mesi per poterlo anche solo toccare!

Ogni bambino custodiva con gelosia il proprio giocattolo preferito in una stretta mortale e io stesso non avrei mai prestato, nemmeno per un secondo, il mio Crox a mio fratello, figurarsi a uno sconosciuto!

Era un gesto degno di un grande animo e non potevo credere alla mia fortuna!

Trascorremmo tutto il giorno a nasconderci dalla strega e a rifiutarci di giocare con gli altri bambini, che erano stati ammansiti chi da una bambola, chi da un dolcetto e chissà quale incantesimo malefico.

Io ero al sicuro: avevo Roger al mio fianco.

Incantesimi e malefici

 

Scoccarono le quattro e incredulo vidi aprirsi la porta della prigione in cui eravamo rinchiusi ormai da ore.

Ci precipitammo fuori più veloci che potemmo e nel giardino, pentita, ritrovai la mamma! La scrutai sospettoso, ma alla fine decisi di perdonarla e mi rifugiai tra le sue braccia.

Le presentai con fierezza il mio nuovo amico. Lei ovviamente si stupì del suo aspetto, ma non potevo dirle dell’incantesimo della strega perché se lo avessi raccontato in giro sarei sicuramente stato trasformato anche io!

Durante il ritorno in macchina mamma mi chiese:

<<Tesoro caro non hai conosciuto nessun altro oltre a Roger?>>

<<No mamma>> risposi, senza capire perché fosse necessario conoscere altri, <<ma lui vale almeno mille
volte di più degli altri bambini!>> la rassicurai.

Lei mi fissò con uno sguardo preoccupato. Del resto non poteva capire perché quello era un segreto tra me e Roger.

Quella sera, a cena, mi resi conto del grande pericolo in cui mi trovavo: la megera aveva scagliato una maledizione potentissima.

Mio padre iniziò:

<<Matteo, il posto dove ti ha portato mamma oggi si chiama “scuola” e ci tornerai domani>>.

E aggiunse: <<La “maestra” ti insegnerà tante cose nuove e vedi di darle retta e di comportarti bene perché lei ci dice tutto e se farai arrabbiare verrai punito! Capito?>>.

Un’espressione di terrore mi attraversò il volto: i miei genitori erano stati ingannati e corrotti.

C’era una volta…un folletto di nome Harry

 

Il giorno seguente ebbi la conferma dei miei sospetti.

Mamma mi accompagnò nuovamente alla “scuola” e strinse la mano a quella che continuava a chiamare “maestra”.

I bambini sembravano più rassegnati del giorno precedente e molti giocavano allegri, alcune bambine stringevano addirittura la mano della strega!

Io e Roger tornammo nel nostro angolino. Era un tipo piuttosto silenzioso, l’incantesimo lo faceva balbettare spesso e gli altri bambini non avevano pazienza di ascoltare quello che lui voleva raccontare.

Il misterioso mondo di Roger non aveva alcuna attrattiva per loro, ma per me era una continua scoperta.

Purtroppo non ero l’unico ad aver capito che il mio amico aveva qualcosa di straordinario.

Quel giorno un uomo paffuto, con grandi occhi verdi e una risata chiassosa iniziò a trascorrere molto tempo con Roger e io fui costretto a stare anche con gli altri bambini.

Lo chiamavano Harry, o “insegnante di sostegno”; credo fosse un folletto assunto dalla strega per tenere sotto controllo Roger.

Era ormai chiaro che si fosse accorta che lui poteva rappresentare un pericolo per il suo potere, infatti era l’unico, tra i bambini, che non parlava male di nessuno e che rideva anche con Magda, una bambina con spessi occhiali marroni soprannominata “la racchia”.

Roger poteva insegnare molto di più della maestra, è per questo che lei lo temeva.

Come Roger divenne il mio eroe

 

Un giorno, mentre Roger era con Harry, Buddy, un bambino talmente cattivo che ero arrivato a pensare che dovesse essere sicuramente una spia segreta della megera, mi chiese:

<<Ehi Matteo dove hai lasciato il tuo amico scemo?>>.

Rimasi impietrito e con tutta la forza che avevo ribattei:

<<Roger non è scemo, lui è un eroe.>>

Ne uscì solamente un sussurro. Buddy scoppiò a ridere.

<<Un eroe? Quello sarebbe un eroe per te? Ma se non sa nemmeno parlare!>>

Non potevo rivelargli dell’incantesimo.

<<Lui sa parlare, siete voi che non lo ascoltate!>>

Buddy rise ancora:

<<Ma non vedi che non sa nemmeno scrivere? Né contare? E’ scemo te lo dico io!>>

Le gambe mi tremavano, ma dovevo difendere Roger, lui l’avrebbe fatto per me:

<<Non saprà fare tutte queste cose, ma lui ha un cuore più grande di tutti voi messi insieme!>>

Sul viso di Buddy si disegnò un ghigno malefico:

<<Oh ma che carino! Magari la sua testa funzionasse bene come il suo cuore!>>

Tutti scoppiarono a ridere e in quel momento successe una cosa che mai avrei immaginato. Roger spuntò alle mie spalle, con il suo prezioso drago color smeraldo tra le braccia, si avvicinò a Buddy e glielo porse.

Questi dapprima rimase immobile, incredulo, poi lo prese, lo lanciò in terra e iniziò a saltarci sopracon i piedi.

Vidi gli occhi di Roger riempirsi di lacrime e fu allora che, prima ancora che il pensiero concreto di quello che avrei fatto raggiungesse la mia testa, gli allungai meccanicamente il mio intoccabile Crox.

Roger mi aveva passato alcuni suoi poteri e mi aveva insegnato ad usarli: avevo agito solo con il cuore…proprio come lui!

Lui guardò prima Crox, poi me, infine prese il coccodrillo nelle sue piccole manine e, con le lacrime che ancora gli rigavano il volto, mi sfoderò un sorriso accecante, meraviglioso, colmo di gratitudine.

Non dimenticai mai quell’episodio e da quel momento diventammo inseparabili.

Ebbi anche altri amici, certo, ma nessuno mi diede mai l’amicizia pura, totalizzante e disinteressata che era in grado di offrirmi Roger.

E anche quando scoprii che la scuola non era una prigione, che non c’era alcun incantesimo, né strega cattiva, Roger rimase per me un eroe e un maestro di vita e sempre lo sarà.

 

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